Ore 11.00. Oggi niente sveglia presto,  l’obbiettivo non è una cima, ma l’eccitazione è comunque alle stelle in vista di cosa ci aspetta il pomeriggio: la grotta Magico Alverman a Villa Santina. Mauro mi passa a prendere alle 13.00, una spesa veloce per pranzare e via dritti verso l’antro.

Le nostre precedenti esperienze di speleologia si limitano ad altre due cavità: la Pre Oreak (Nimis) e la Grotta di Vedronza (Lusevera), entrambe molto facili e che non ci hanno totalmente soddisfatto: cerchiamo una grotta dove mettere alla prova le nostre, ancora scarse, capacità. 

Quando abbiamo scoperto dell’esistenza del Magico Alverman, io e Mauro l’abbiamo subito inquadrata come la sfida speleologica da affrontare. Nei giorni precedenti la partenza, per una maggior sicurezza, ci siamo informati contattando uno speleologo tolmezzino per chiedere consiglio sulle difficoltà che avremmo incontrato lungo il percorso.

Seguendo le indicazioni trovate sulla guida “Grotte al confine Est Speleologia in FVG” parcheggiamo la macchina in prossimità del Rio Muart, esultando per aver trovato il posto con facilità.  Un panino veloce per pranzo, una sigaretta per sciogliere un po’ di tensione che non nego di provare e iniziamo a risalire il rio convinti della nostra corretta locazione. Poveri illusi. Il destino (o la nostra foga di arrivare) vuole che ci perdiamo anche questa volta e dopo aver camminato quasi 20 minuti sul greto del torrente, ci accorgiamo che il corso d’acqua non diventa la forra di cui abbiamo letto, quindi dietrofront e cercare meglio.

Il secondo tentativo è quello giusto, parcheggiamo nel grande spazio presente e in un attimo siamo di nuovo in marcia. Non sembriamo veri e propri speleologi, la nostra “divisa” si limita ad una tuta da meccanico trovata in cantina, un paio di stivali, casco con torcia, guanti e uno zainetto con l’essenziale dentro. Ma a noi non importa, l’importate è ciò che stiamo per vivere e le sensazioni che stiamo per provare.

L’avvicinamento alla grotta è già di per se un’esperienza non da poco! Si tratta di risalire per circa 15 min il rio Muart che in questo tratto si trova incassato in una splendida forra dominata da pareti rocciose super stratificate, che ci hanno evocato l’immagine di un gigante che le ha costruite usando degli enormi Lego.

Lungo il percorso ci troviamo a scavalcare alcuni salti rocciosi resi scivolosi dall’umidità e dalle foglie autunnali che ormai si accumulano un po’ dappertutto e con l’ultimo tratto che prevede una facile arrampicata di 3 metri che ci impegna un poco per la poca stabilità dei blocchi che compongono la parete. Superiamo la salita e…….. ecco l’ingresso in tutta la sua bellezza.

Tempo di mettere il casco, rileggere qualche pagina della guida e siamo dentro. Il primo tratto si presenta esattamente come descritto, una comoda galleria che abbandoniamo dopo pochi metri per infilarci in uno stretto passaggio a sinistra. Iniziano il divertimento e la sfida!

La mia testa in realtà fino a quel momento ci prova gusto a farmi pensare alle peggiori situazioni possibili in grotta: un terremoto, una forte pioggia che riempia la galleria, la batteria della torcia che si scarica (abbiamo 3 torce a testa, ma la paura si sa, è spesso irrazionale). Non appena ci infiliamo nello stretto passaggio però, l’emozione e l’adrenalina mi riempiono completamente e affronto i contorsionismi dell’angusto budello, Fuga da Alcatraz, divertendomi come un bambino. Superato il tratto, mi giro ad illuminare Mauro che decide di sfilarsi il casco per semplificarsi il passaggio. Due parole di rito per la sfida appena affrontata e subito iniziamo a strisciare velocemente nella seconda strettoia, che affrontiamo tenendoci a sinistra per evitare il “ramo del falso eco” sbucando in prossimità di un altro bivio.

La grotta ora è abbastanza alta da poter stare accovacciati e ne approfittiamo per riprendere un po’ di fiato e per costruire un “ometto” come segnavia per il ritorno. Diamo un’altra ripassata alla via da seguire e proseguiamo lungo la galleria principale fino a raggiungere una frana superabile attraverso un altro stretto pertugio dal quale sbuchiamo nella camera più grande della grotta.

Si tratta di uno stanzone alto circa 6 metri dove ci aspettano le prime stalagmiti arancioni molto sinuose che si innalzano di quasi un metro dal terreno. Da qui in poi la grotta diventa un susseguirsi di passaggi più o meno stretti in cui le concrezioni si sprecano, ovunque infatti ci sono stalattiti, cannule, colate e magici drappeggi.

Dopo aver proseguito alcune decine di metri, alla nostra sinistra troviamo il laghetto che anticipa il ramo delle “Terre di Cristobal” che decidiamo di evitare. Approfittiamo, invece, di uno spazio un po’ più ampio per riposare e dedicare qualche minuto ad ammirare le splendide concrezioni composte da una stalattite rugosa dalla quale si origina una candida tubolare, che interpreto come originate da alternanze tra fasi asciutte e fasi subacquee della galleria. 

Scattate le uniche foto della giornata (la quantità di fango presente ci ha fatto desistere dall’usare lo smartphone) ripartiamo per affrontare l’ultima parte della grotta. Lasciamo a sinistra un’ampia sala cieca e giungiamo nel punto che più ci ha messo in crisi. Non capiamo bene dove proseguire, diverse sono le strade che sembrano aprirsi davanti a noi e iniziamo quindi a tentarle tutte escludendo i passaggi troppo stretti. Al terzo tentativo azzecchiamo la via giusta, la conferma ce la dà la corda che penzola dalla risalita elicoidale che dobbiamo ora affrontare. Il passaggio è davvero divertente, c’è solo un po’ il rischio, in caso di caduta, di ritrovarsi una stalagmite nel ….sedere.

A questo punto sbuchiamo nel tratto finale della grotta, a sinistra visitiamo il “Laghetto degli Incantesimi” che troviamo asciutto, mentre a destra arriviamo velocemente alla conclusione della caverna. Scambio di complimenti, una stretta di mano, uno sguardo all’orologio (siamo dentro da 2 ore esatte) e dietrofront.

La grotta ci ricorda subito che l’avventura non è finita, bisogna restare concentrati! E come non detto ci ritroviamo a perdere diversi minuti a cercare il passaggio che ci riporta alla risalita elicoidale. Manteniamo la calma, guardiamo con più cura e siamo di nuovo in marcia mantenendo un passo che definirei piuttosto “garibaldino”. Attraversiamo le stanze viste in precedenza senza perdere tempo in chiacchiere, non siamo abituati al mondo sotterraneo e dopo qualche ora dentro iniziamo a desiderare la luce e l’aria fresca. Quando ormai ci sembra di essere in prossimità delle strettoie iniziali, sbattiamo contro un muro. Ma come, eravamo convinti di essere giusti! Niente panico, Mauro in un attimo nota “l’ometto” costruito all’andata e via che siamo già a boccheggiare nello stretto budello.

Le braccia iniziano un po’ a bruciare ma tempo 10 minuti e siamo all’ingresso. Stanchi, Felici e soprattutto, Sporchi!

Tempo totale: 3 ore

In ritorno alla macchina ci impensierisce meno del previsto sebbene affrontato con concentrazione. Unico intoppo? Io che inavvertitamente faccio cadere un blocco di roccia che passa a pochi centimetri da Mauro che sta affrontando il tratto d’arrampicata. Breve momento di panico, risata e anche per oggi l’abbiamo portata a casa!

Categorie: Speleologia

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