Weekend di fuoco quello del 8-9 dicembre. Dopo la bellissima escursione invernale sul Mt. Raut del sabato, quella che ci attende domenica però è una avventura di tutt’altro genere.

Passo a prendere Mauro alle 10.30 di mattina in direzione di Cepletischis, oggi si fa speleo!

Parcheggiamo all’ingresso del paese e andiamo subito a cercare l’ingresso della grotta che si trova a pochi metri di distanza. Una volta trovato e verificata l’accessibilità della cavità torniamo alla macchina a cambiarci e a magiare qualcosa per pranzo: un pacco di bibanesi ahah.

Ora siamo veramente pronti ad iniziare l’avventura. 

Alziamo la grata d’accesso alla Mitica e inizia il divertimento. Nei primi metri della grotta attraversiamo due strettoie che mettono un po’ in difficoltà Mauro per la vicinanza con l’acqua e la facilità di farsi un bagno appena partiti. Superato questo tratto la cavità si mostra subito nel suo splendore, ovunque c’è un’abbondanza incredibile di concrezioni: stalattiti, stalagmiti, cannule, vele e colate di calcare.  Non sappiamo dove guardare tanti sono gli scorci, ed è solo la prima sala.

Arriviamo al primo bivio, al quale prendiamo la strada a destra per andare a vedere delle particolari concrezioni sul fondo della galleria che si interrompe a causa di una frana. Torniamo indietro e prendiamo il percorso a sinistra nel quale bisogna affrontare una bella strettoia che porta ad un’altra sala.

Da questo punto la grotta va a stringersi obbligando a divertentissimi passaggi aerei su pozze d’acqua, alcune anche piuttosto profonde. L’abbondanza e la vicinanza delle concrezioni impongono massima attenzione a non romperle e danneggiarle, un paradiso ipogeo come questo merita di essere preservato e noi, nient’altro che ospiti temporanei, non dobbiamo lasciare tracce del nostro passaggio.

Avanziamo per diversi minuti fino al tratto che ci ha messo più in difficoltà. La grotta si presenta particolarmente stretta: in basso si vede una grande pozza d’acqua ben poco invitante, mentre in alto le concrezioni sembrano impedire tutti i passaggi. Provo ad affrontare la strettoia ma dopo qualche tentativo rinuncio e lascio andare avanti Mauro che dopo qualche affanno riesce a passare. Questo mi costringe a provarci meglio e riesco anche io ad attraversare l’arduo passaggio. 

A questo punto siamo entrati nella sala del Turco Bagnato che prevede un passaggio alla tirolese per attraversare il lago sottostante. Stare sospesi sull’acqua è davvero emozionante anche se il tratto da superare è molto corto. Le strade che si aprono a questo punto sono due ma per noi entrambe non percorribili: la galleria a destra presenta una pozza in cui è obbligatorio immergersi per procedere, la galleria a sinistra termina con un pozzo di 7 m. Prendiamo la strada del pozzo di fronte cui ci fermiamo in quanto non abbiamo i mezzi (e il coraggio forse) necessari per affrontarlo nonostante lo troviamo già armato con una corda fissa. 

Dopo un’ora e mezza l’esplorazione per noi è finita ma sulla strada del ritorno procediamo con molta calma per goderci fino all’ultimo minuto gli scorci e le incredibili forme che acqua e calcare possono creare assieme. 

Usciamo dopo esattamente 2 ore felici e sporchi come non mai e tornati alla macchina siamo ancora pieni di adrenalina per l’avventura appena vissuta.

Epilogo:

Beh che dire, siamo a Cepletischis e sono le 15, non vorremo mica tornare a casa? Ci arrovelliamo qualche minuto sul da farsi per arrivare alla rivelazione. 

Andiamo a vedere il tramonto dal Matajur!

Prendiamo quindi la macchina e ci spostiamo verso il monte parcheggiando in prossimità del rif. Pelizzo. Appena scesi dalla macchina il nostro sguardo viene rapito dal bellissimo campo solcato di calcare sul versante meridionale del monte, dove so esserci una falesia di free-climbing che decidiamo di raggiungere. Ci arrampichiamo sul muro di roccia e ci divertiamo a saltellare tra i crepacci del blocco roccioso fino ad accorgerci che il tempo inizia a stringere, per cui gambe in spalla e via dritti verso la cima del Matajur. Ci colleghiamo al sentiero che giunge alla vetta dalla cresta orientale del monte e dopo una decina di minuti giungiamo alla meta.

La vista è incredibile, il sole una palla incandescente pronta a sparire dietro l’orizzonte per lasciare la vetta nelle mani di un gelido vento che ci investe con continue raffiche. Facciamo qualche foto, ci ripariamo dietro la chiesa a bere un goccio di tè ed intanto il sole tramonta lasciando dietro di sé un’atmosfera quasi surreale con pinnacoli di nuvole tinte di rosa e viola. A questo punto il freddo si intensifica velocemente e decidiamo quindi discendere lungo il pendio innevato che in 20 minuti ci riporta alla macchina.

È stata una giornata ricca di emozioni, con la grotta che ci ha più divertito e affascinato nella nostra neonata carriera di spelologia, con un tramonto finale che si può definire ciliegina sulla torta di una giornata perfetta secondo Il Giupet.

Categorie: Speleologia

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