È una settimana che ci scervelliamo su dove andare, le proposte sono molteplici tra azzardi a pareti Nord nelle Prealpi Giulie oppure la Creta Forata. Sabato sera tardi arriva il messaggio di conferma: domani ore 7.30 partenza da Gemona in direzione di Sappada.

Mi sveglio piuttosto intontito e nel giro di qualche minuto mi chiama Mauro: “Guarda, Augusto ha dimenticato gli scarponi e deve tornare a prenderli, non saremo da te prima delle 8. Troppo tardi per andare così lontani”. Segue un breve brainstorming (non senza qualche porco che scende già mattiniero) e concordiamo per cambiare tutto. La meta di oggi sarà il monte Cjâvalz.

Ore 9.00 circa siamo al parcheggio sotto il rifugio Vuâlt, dopo aver risalito la Val Alba incontrando un po’ di ghiaccio sulla strada che ci lascia preoccupati per il ritorno. Ci cambiamo in pochi minuti e iniziamo a camminare.

Ho fatto solamente un’escursione in Val Alba fino a oggi e sono piuttosto eccitato all’idea di essere nuovamente in questa piccola valle che nasconde un particolare fascino selvaggio. Verso Est, la catena del Cjâvalz-Zuc dal Bôr svetta imponente con un profilo che ricorda le lame di coltelli rocciosi. 

Il passo è veloce sui pochi decimetri di neve del fondo valle, incespichiamo solo quando troviamo accumuli e proseguiamo avvolti dal silenzio e la pace che solo l’inverno sa regalare. Dopo un lungo tratto in falso piano, il sentiero inizia a salire con pendenze moderate e costanti in un bosco di faggi e abeti.

Continuiamo a salire, dopo alcune brevi pause per un sorso di thè, finché il bosco lascia spazio ai pini mughi e alle bizzarre forme che i loro rami creano con la neve. Il sentiero ora continua con una serie di tornanti che facilitano la progressione fino a portarci a percorrere una bella cengia artificiale molto panoramica. Ci fermiamo incantati a guardare le nuvole giocare intorno alla Creta Grauzaria di fronte a noi  e Augusto approfitta per afferrare la picca per affrontare con maggiore sicurezza alcuni traversi in cui se si scivolasse si farebbe una fine ben poco gloriosa. 

La facilità del sentiero e la buona tenuta della neve ci permettono di proseguire spensierati, parlando del più e del meno e come sempre fantasticando su ascese e pernottamenti in località sperdute. Una tra queste è il Cjasut dal Siôr che poggia sulla parte terminale del Monte Vuâlt e con la sua posizione domina le valli Alba e Aupa. 

Forse stufi della semplicità del percorso, io e Mauro decidiamo di “tagliare” lungo un canalino. La scelta si rivela ben poco ottimale perché ci troviamo dopo pochi passi a sprofondare nella neve fino alle ginocchia ma con qualche affanno raggiungiamo Augusto che sapientemente ha optato per seguire il sentiero. 

Qualche altro minuto di salita e arriviamo al bivacco Bianchi dove ci fermiamo a mangiare e bere qualcosa. Nel frattempo arrivano anche altri tre escursionisti e passiamo alcuni minuti a chiacchierare. 

La nostra meta però non è il bivacco bensì il Monte Cjâvalz per cui dopo la pausa è ora di rimettersi in marcia. Augusto, stanco da fatiche dei giorni precedenti e dal poco sonno, decide di fermarsi al bivacco per cui proseguiamo solamente io e Mauro. Indossiamo i ramponi, prendiamo la picozza e si parte in direzione di un bel canalone che abbiamo adocchiato dal rifugio. 

La neve è ottima, gelata nei primi centimetri e morbida sotto per cui la progressione risulta davvero divertente e solamente quando voltiamo lo sguardo in basso ci rendiamo conto delle pendenze non proprio dolci. Affrontare i canaloni innevati è una delle gioie dell’inverno e come tale ci godiamo ogni singolo passo procedendo concentrati e umili nei confronti di Montagna e Inverno. 

Giungiamo in cima al canalone convinti di essere prossimi alla vetta, cosa parzialmente vera se non fosse per la affilata ed esposta cresta che ci divide dalla desiderata croce di vetta. È proprio ora che inizia la sfida! 

Avanziamo decisi ma cauti, ponderando bene ogni passo e tastando la tenuta dei sassi parzialmente coperti dalla neve. Raffiche gelide ci investono di continuo, ma il freddo non viene percepito: la mente esclude queste sensazione dai nostri pensieri totalmente concentrati come siamo nella progressione. 

Pian piano un fronte di nuvole ci investe e ci sembra di essere più in Himalaya che in Val Alba! Tra vento, nebbia e fiocchi gelati raggiungiamo la cima. Una meritata stretta di mano e una foto ed è ora di scendere. Ripercorriamo quindi con la medesima cura la cresta e scendiamo nel canalone raggiungendo nuovamente il Bianchi dove un infreddolito Augusto ci dava per dispersi. 

Un’ultima sosta nel bellissimo bivacco e si riparte verso la macchina. Scendiamo rapidi alternando salti nella neve e corsette nei punti più ripidi. In una mezzora scarsa siamo nuovamente nel bosco in cui io e Augusto ci fermiamo ad osservare dei segni sugli alberi chiedendoci di che animale si tratti. Solo nei giorni seguenti scopriamo essere opera del Picchio Nero, animale simbolo della Riserva Naturale della Val Alba. 

Riprendiamo la discesa e poco prima di giungere alla macchina questa splendida valle ci regala un’ultima sorpresa: il fronte di nubi incontrato in vetta inizia ad allietarci con i suoi candidi fiocchi che non ci abbandonano fino al paese di Venzone. 

Distanza Dislivello Tempi
10,87 km
1019 m
3h 23m

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