Capitolo 1: una calda mattinata di Febbraio

Questa storia inizia un sabato mattina di una giornata che le previsioni meteo assicurano essere soleggiata e molto calda. Pietro ha finalmente mezza giornata libera da dedicare alla montagna; partiamo così verso Cesariis per salire sul monte Postoucicco.

Il sole è già alto alto quando iniziamo a camminare e l’abbigliamento non si addice certo ad un’uscita invernale: maniche corte e pantaloni primaverili. Partendo dalla piazza del paesino sotto la catena del Cjampon imbocchiamo una strada sterrata che si trasforma presto in sentiero che sale ad ampi tornanti il versante sud della montagna. Guadagniamo quota riscaldati dal sole tra macchie di boschi, ramaglie e prati.

La progressione all’ombra del bosco è piacevole anche se un po’ noiosa, mentre nei prati il calore riflesso ci fa sudare più del dovuto e i lunghi steli di erba secca risultano talmente scivolosi da costringerci a prestare attenzione per non finire con il sedere per terra.

Dopo circa 800 metri di dislivello il sentiero inizia ad inerpicarsi in modo molto più deciso lungo un canale che termina sulla Forcella Dolina. Increduli iniziamo a trovare anche la prima “neve” (leggasi “acqua compattata”) che è resistita al clima estivo di tutta la settimana.

Accaldati e assetati arriviamo alla forcella che, come una finestra temporale, divide i caldi prati a sud dagli ombreggiati e invernali crinali a nord. La neve abbonda: forse la picca non è stata solamente un sovraccarico inutile.

Appena facciamo un attimo di pausa sento che i talloni iniziano a farmi capire che si stanno formando delle vesciche…

Indossati i guanti affrontiamo la neve alta sprofondando di tanto in tanto anche fino alla cinta . La progressione è faticosa. Ogni passo va conquistato. Cerchiamo di rimanere nella cresta soleggiata dove la progressione è più semplice. Superati gli ultimi 100 metri di dislivello siamo sulla cresta che in poco conduce alla cima.

Restiamo un’intera ora in vetta ad osservare le cime che ci circondano, riconoscendo anche le vette più lontane delle dolomiti. Zero vento e sole splendente: si potrebbe rimanere su in eterno. Iniziamo però ad avere fame.

Scendiamo quindi con calma bramando una birra dissetante. Alle due e mezza siamo a Tarcento per pranzare con un ottimo toast.

Anche dopo aver tolto gli scarponi e messo delle scarpe comode le vesciche mi danno molto fastidio e il dolore si fa sempre più isistente; continuo comunque a non dargli troppo peso.

Dopo esserci salutati, lascio il compagno ai suoi impegni e corro a casa per un rapido cambio di zaino. 15 minuti dopo Augusto suona alla porta…

Capitolo 2: la giornata non è ancora finita…

Preparato il the e messo un paio di vestiti pesanti nello zaino ripartiamo. Risalgo la Val Torre per la seconda volta della giornata. Adesso siamo diretti a Monteaperta da dove vogliamo salire sul Granmonte per goderci il tramonto da un punto panoramico.

La salita inizia male; sbagliamo subito l’imbocco del sentiero! Ci tocca quindi arrangiarci salendo random dei prati e perdendo poi quota per riguadagnare il sentiero. Augusto sale rapido con la fretta imposta dalla preoccupazione di arrivare tardi per il tramonto.

Dopo pochi metri non riesco però proprio a camminare: gli scarponi continuano a grattare sui talloni! Mi fermo e provo a cambiare calzini e a rimettere gli scarponi praticamente slacciati. Guardando le ferite noto il colore rosso della carne viva su un ampia zona del tallone; ci penserò a casa. Ripartiamo.

Ancora pochi metri e capisco che la situazione non migliora. Decido quindi di appendere gli scarponi allo zaino e proseguire scalzo.

Il sentiero sale sempre in costante pendenza spacca-polpacci, seguendo una dorsale che diventa sempre più ripida e sottile man mano che ci si avvicina alla cresta.

Nella prima parte seguiamo una traccia immersa in un boschetto di conifere; il terreno è caldo e abbastanza morbido grazie all’erba del sottobosco. Augusto continua a imporre un ritmo da cronoscalta, indifferete al fatto che io sia scalzo.

Continuando tra zone rocciose e tratti nel bosco saliamo rapidi mentre il sole inizia a calare.

Man mano che ci avviciniamo alla meta e che la luce cala sento che il terreno diventa sempre più freddo fino a che perdo la sensibilità alle dita dei piedi; iniziamo a trovare anche le prime chiazze di neve. Dopo 700 metri di dislivello scalzo è ora di provare a rimettere gli scarponi. Praticamente slacciati risalgo dolorante gli ultimi metri sperando che nel frattempo i piedi si scaldino. La speranza svanisce quando per affrontare alcuni tratti innevati mi si ripempono gli scarponi di neve.

Manca poco ormai e il cielo ha assunto dei colori incredibili.

Arrivati in cima ci sediamo su uno dei pochi tratti non completamente innevati e ci godiamo le pareti rosate dei Musi e del Canin e le sagome scure delle dolomiti.

Dopo non molto tempo iniziamo però a soffrire decisamente il freddo! Se quando batte il sole sembra primavera, appena arriva la sera le temperature crollano in un attimo e ci ricordano che siamo ancora in pieno inverno.

Iniziamo la discesa al buio con una sola frontale in due: tipico! Superiamo la sottile cresta finale con ancora della luce solare rifratta e per fortuna troviamo i primi bolli grazie ai ricordi delle salite precedenti.

Non molto dopo ci accorgiamo però di essere smarriti nella montagna ormai completamente al buio. Iniziamo quindi una discesa in verticale tra i prati e i boschi sul ripido pendio cercando di orientarci con la poca luce a disposizione. Dopo aver vagato seguendo l’intuito per un po’, grazie ad un’altra intuizione, risaliamo una piccola dorsale e ritroviamo il sentiero che comodamente ci riporta alla macchina.

Capitolo 3: “i bastoncini!!”

Ritornati a Tarcento un altro colpo di scena: Augusto si accorge di aver lasciato i bastoncini a Monteaperta!

Ormai è troppo tardi e sono distrutto dalla lunga giornata; ci penseremo domani.

“Chi non ha memoria ha gambe” si dice. Così il giorno seguente Augusto risale in scooter i tornanti verso il centro del paese con poche aspettative; incredibilmente i bastoni sono esattamente dove li aveva lasciati!! Probabilmente il centro di un paesino così piccolo non è poi così frequentato.

L’avventura può quindi dirsi definitivamente conclusa.

Monte Postoucicco da Cesariis

Distanza Dislivello Tempi
11,50 km
1079 m
2h 56m

Granmonte da Monteaperta

Distanza Dislivello Tempi
6,85 km
989 m
2h 23m

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