Due giorni a Natale.

Siamo in viaggio con due macchine verso la Carnia. Lasciata la mia macchina in un parcheggio poco fuori l`abitato di Amaro saliamo in 4 fino a poco prima del paese di Ileggio.

I compagni di avventura (e di bagordi) di oggi sono Nick, Nici e Digi.

Il piano è il seguente: raggiungere il bivacco Cimenti dove cenare e passare del tempo in compagnia; finita la serata loro scenderanno di nuovo a valle mentre io rimarrò a dormire al bivacco per raggiungere il giorno successivo la vetta dell`Amariana dal versante Nord.

Al termine di una serata passata tra indovinelli e risate, alle 10 e mezza sono già infilato nel sacco a pelo cercando di prendere sonno. Il tavolato con i materassi si trova però sopra la stufa e anche se sono in mutande ed è inverno inoltrato, per le prime ore soffro il caldo . La notte passa tranquilla tra una dormita e un po’ di veglia. Alle 6 e mezza decido di alzarmi. Mi vesto di corsa, scendo ed esco a vedere com’è il tempo fuori. Buio e nebbia: visibilità minima! 

Aspettando che il tempo migliori sistemo le ultime cose e preparo lo zaino con tutta calma; esco poi nell’oscurità. Fortunatamente devo percorrere un pezzo di strada prima di risalire il bosco; me la prendo comoda sperando si alzi il sole. 

La visibilità è minima, la neve al suolo è poca ma nonostante lo zaino pesante le gambe sono già sveglie. 

Il sentiero inizia ora a risalire i pendii della montagna in maniera più decisa; seguendo i bolli CAI sugli alberi guadagno quota velocemente.

Salendo il vento inizia a farsi sempre più insistente e la nebbia si va via via diradando finché la coltre grigia non è completamente sotto di me. Le condizioni meteo peggiorano però rapidamente e in un attimo mi ritrovo al centro di una bufera di neve.

Poco sotto le bancate rocciose della cresta finale il sentiero inizia a farsi più impervio. Con l’aiuto della picca e dei cavi d’acciaio riesco a salire senza troppe difficoltà finchè anche la nevicata termina. I ramponi continuano a rimanere nello zaino.

Il sentiero continua tra canalini detritici e serpentine tra i pini mughi con pendenza sempre sostenuta, fino a che il vento gelido annuncia che sono prossimo alla cresta dello spallone ovest. La ferrata, anche se semplice, è molto divertente grazie alla neve ghiacciata che rende impegnativo ogni singolo passaggio. 

In 1 ora e 15 dal Bivacco raggiungo la cresta dove il forte vento mi incita a non fermarmi e a raggiungere in fretta la madonnina posta in vetta. 

Giunto in cima mi sistemo alcuni metri verso il lato sud al riparo dalle raffiche e mi godo per un attimo la pace e la vista della Val Tagliamento.

Inizio la discesa con l’idea che le difficoltà siano ormai finite. La ferrata del lato sud si rivela invece molto insidiosa a causa del centimetro di neve ghiacciata che copre e rende scivoloso ogni singolo sasso sul sentiero. Con estrema cautela scendo piano fino a che la neve non è completamente sparita; a questo punto posso perdere quota più rapidamente correndo sul comodo sentiero tra i prati.

Giunto al Forca del Cristo il giro non è però ancora finito: mancano ancora 700 metri di dislivello negativo da fare in parte su strada. Fortunatamente dei sentieri mi permettono di scendere in maniera più decisa evitando la durezza dell’asfalto. In un’ora dalla cima sono di nuovo alla macchina.

Distanza Dislivello Tempi
9,64 km
868 m
2h 35m

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