Da qualche mese a questa parte, guardandosi in giro risulta quasi impossibile evitare di pensare agli effetti di questa pandemia. Se aggiungiamo le preoccupazioni ordinarie di tutti i giorni, ci si può trovare ad affrontare giornate emotivamente molto dure. È quello che mi è capitato nei giorni precedenti all’uscita che sto per raccontarvi. Sentivo un’implacabile voglia di passare mezza giornata da solo, lontano da tutti, libero da preoccupazioni ad assaporare la natura nuda e pura.

Negli ultimi tempi mi sono appassionato un bel po’ alla fotografia, quindi, approfittando dell’uscita in solitaria, cerco una buona zona per fare qualche scatto alle prime luci dell’alba. Causa coprifuoco e tempi tecnici di spostamento, la decisione ricade sulla zona di Piancavallo. Essa è esposta a sud-est, sovrasta la pianura friulana e permette di assaporare i primissimi raggi del sole della giornata. Venerdì sera faccio un check veloce delle previsioni meteo (previsti – 15°C, finalmente un po’ di freschetto) e pianifico dettagliatamente il giro: dopo qualche valutazione opto per un percorso ad anello con apice Col Cornier, terreno vergine.

Alle 5:47 esatte ho già parcheggiato la macchina su una via di Piancavallo. Nonostante la temperatura sia di -13°C c’è pochissima umidità nell’aria, il che rende queste temperature quasi piacevoli (siamo pur sempre a gennaio!).

Quella mattina, dal momento in cui mi sono alzato a quando ho iniziato a camminare, ho avvertito dentro di me sensazioni negative, un malessere indefinito. Quando si è in procinto di fare un’escursione da soli, in montagna, su un percorso nuovo e soprattutto con la neve, è un dovere ascoltare queste voci che inneggiano la rinuncia. Conscio che il sentiero non presentava nessuna difficoltà e soprattutto che era in prossimità di un centro abitato, inizio l’escursione pronto a girare i tacchi nel caso queste sensazioni si fossero amplificate. E invece, all’improvviso, allacciati gli scarponi, indossate le ciaspole e accesa la frontale, inizio a sentire la testa svuotarsi dall’inquietudine che soffocava la mia mente. Lì ho capito di essere nel posto giusto al momento giusto. Ci tenevo a raccontare questo particolare perché la montagna (e soprattutto la natura in generale) ha un potere incommensurabile su di me: quello di far scivolare vie ansie e timori e farmi assaporare ogni aspetto di quel momento, concedendomi una tregua dalla frenesia quotidiana.

La prima mezz’ora la trascorro ad orientarmi per trovare l’inizio del sentiero (n° 992), poiché a causa della neve le indicazioni CAI non si fanno trovare. Individuata la giusta traccia inizio a camminare con un ritmo non troppo sostenuto dato che voglio godermi la pace del bosco ed affacciarmi ai numerosi scorci sulla pianura, la quale inizia ad essere illuminata da una luce calda che sfuma con l’oscurità della notte. 

alba col cornier
Scorcio sulla pianura alle prime luci del crepuscolo

L’alba è prevista alle 7:48. La luce migliore da sfruttare per scattare qualche fotografia solitamente si presenta mezz’ora prima dell’alba (blue hour) fino un’ora dopo essa (golden hour). Durante l’anno questi tempi possono variare, individuando l’inverno come la stagione migliore per sfruttare questi fenomeni di luce.

Guardo l’orologio, faccio due conti e capisco che sono un po’ in ritardo sulla tabella di marcia. Decido di fare 15 minuti a manetta, come si suol dire, in modo da arrivare almeno in cresta, poco sotto il Col Cornier. L’idea è di posizionarmi su un punto esposto sulla pianura ma che sia anche illuminato dai primi raggi del sole. Arrivato in cresta nei tempi prestabiliti, tiro un sospiro di sollievo, anzi, anche più di uno! Col fiatone mi cambio i vestiti, preparo il cavalletto, mi giro verso la pianura e, come ogni volta, non posso che rimanere incantato da quell’esplosione di colori che sfumano da un arancione intenso all’orizzonte ad un blu tenue in cielo. 

Le sfumature di colori in cielo che accompagnano i primi raggi del sole

Per noi malati di montagna alzarsi ad ore improponibili, guidare per ore, camminare per altrettante ore, per vedere una palla infuocata che oltrepassa l’orizzonte, beh, ne vale la pena fino all’ultimo minuto di sonno perso. Penso che ogni persona che sta leggendo queste righe sia d’accordo con me.

Una volta posizionato il cavalletto scelgo la composizione fotografica migliore, anche se non mi convince pienamente, e aspetto il fatidico momento. Quei pochi minuti di attesa sono infinitamente belli, ci sono solo io e il sole che sta per sorgere. La pianura è ancora in dormiveglia, i rumori sono pochi e i lampioni delle strade iniziano a spegnersi a macchia di leopardo.

Faccio in tempo a distrarmi un attimo che il sole decide di mostrarsi. La cosa migliore penso sia quella di lasciar parlare le foto perché sono il modo migliore per descrivere certi spettacoli della natura.

L’esplosione di luce sulle cime e sulle creste innevate parte 1
L’esplosione di luce sulle cime e sulle creste innevate parte 2

Rimango circa un’ora in quel punto a scattare fotografie come un bambino in un negozio di dolci. Consapevole che la maggior parte saranno scatti che non diranno niente, non mi importa; la cosa più importante è divertirsi e dare un significato a quei momenti.

Poco prima delle 9, memore dell’obiettivo della giornata, metto tutto dentro lo zaino e proseguo verso Col Cornier. Percorro la cresta per 20 minuti circa ammirando di fronte a me il gruppo del monte Cavallo e le Dolomiti occidentali appena dietro, a Ovest il Pian del Cansiglio ed a Est le Prealpi Carniche e Giulie. Spettacolo!

Verso Nord, panoramica delle Dolomiti occidentali con Pelmo e Civetta che sovrastano tutte le altre cime
Verso Est, le Prealpi Carniche e Giulie innevate sovrastano la pianura
Verso Ovest, il Pian del Cansiglio inizia a mostrarsi dietro una coltre di nebbia

Una volta raggiunta la cima rimango lì a godermi il panorama e il tenue calore del sole. Solitamente questa zona è sempre battuta da un vento infimo poiché è molto esposta geograficamente, non oggi però. Inoltre, con un certo stupore, mi rendo conto di essere da solo anche lì. E pensare che non volevo nemmeno farla questa uscita…mente beffarda! 

Croce di vetta con le Prealpi friulane in secondo piano

Dopo mezz’oretta inizio a sentire delle voci provenire dal sentiero che risale dal Rifugio Arneri: un gruppo folto di sciatori con le pelli sta salendo verso di me dandomi la giusta motivazione per ributtare tutto dentro lo zaino ed iniziare la discesa.

La seconda parte dell’anello in programma si sviluppa verso Rifugio Arneri per poi dirigersi verso l’estremità inferiore della pista Sauc. Prima di arrivare nei pressi del rifugio, non resisto e faccio qualche fuori pista in cerca di tracce di animali o semplicemente di qualche punto di vista carino per fotografare le cime circostanti. La molta neve caduta nei giorni precedenti unita alla conformazione di quel pendio, hanno fatto sì che si formassero dei cumuli di neve rotondeggianti simili a tanti igloo sparpagliati in mezzo agli abeti. Fiabesco!

Cumuli di neve tanto perfetti da sembrare igloo sparpagliati sul pendio

A causa della pandemia le piste sono ancora tutte chiuse quindi la scelta della parte finale dell’anello può essere varia. Scelgo di evitare il fiume di gente che sta salendo verso il rifugio e di prendere la pista che scende appena sotto così da godermi gli ultimi minuti di pace assoluta. Pace interrotta da un bel scivolone, degno di un pilota di bob, su uno dei punti ghiacciati più ripidi della pista, il quale praticamente mi catapulta direttamente dentro la mia macchina. Con piacere penso di aver strappato più di qualche sorriso a qualche spettatore fortunato. Povero co…co…coccige!

Dopo 6 ore di ciaspolata, fotografie e tanta neve mi avvio verso casa estremamente felice. È stata un’uscita facile dal punto di vista planimetrico ed altimetrico; tuttavia è riuscita a ricaricarmi di energie preziose, alleggerendomi da pensieri e da preoccupazioni inutili. La montagna non delude mai. Top!

Alla prossima!

DATI ESCURSIONE: Distanza: 10,30 km; Durata: 2h40’ (soste lunghe escluse); Dislivello: 670m.


0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *