Una bella escursione non è resa tale dal raggiungimento di una vetta, dall’elevata difficoltà o da chissà quante ore di cammino e fatica. Una bella escursione può nascere ovunque, basta avere lo spirito e lasciarsi sorprendere dalle meraviglie che troviamo lungo il percorso. Bisogna tornare bambini.

Oggi mi trovo con Mattia che mi ha chiesto di accompagnarlo per un sopralluogo al Fontanone Barman, località in cui dovrà svolgere una visita guidata. Dopo un buon toast ad Ospedaletto ci dirigiamo verso il manipolo di case che formano Lischiazze, uno dei borghi della Val Resia. Un posto severo, su cui incombono le vertiginose pareti nord della catena dei Musi ma allo stesso tempo zona di collegamento tra due valli: quella del Torre (o meglio di Uccea) e quella di Resia grazie ai verdi prati di Sella Carnizza. 

Le ripide pareti nord della catena dei Musi

Parcheggiata la macchina, imbocchiamo il sentiero CAI 703 che se percorso nella sua interezza porta fino alla bellissima e isolata Casera Rio Nero in cui anni fa ho pernottato con l’amico Riccardo “The Mountain Rambler“. 

La salita non è mai troppo ripida e la bellezza dell’ambiente circostante la fanno pesare anche meno. I maestosi faggi argentati, le bianche rocce calcaree e il verde del muschio rendono il bosco magico, ogni momento ci si aspetta di veder sbucare un elfo o un folletto. Niente creature mitologiche per noi ma bensì due bellissimi camosci che corrono rapidi lungo il pendio schivando alberi e saltando rocce.

Uno tratto del facile sentiero che sale nella faggeta

Lungo il percorso ci fermiamo più volte alla ricerca dei Fomes fomentarius., di cui il nostro amico Leonardo è gran appassionato. Questi sono funghi a forma di zoccolo tipici da trovare sui faggi che forse agli occhi dei più appaiono come una maledizione per l’albero ma, sebbene è probabile che ne favoriscano la morte, l’intero bosco con i suoi abitanti beneficeranno di tale dipartita. A questi grandi funghi però siamo legati anche noi uomini da tempi ormai immemori e persino il celebre Ötzi 5000 mila anni fa ne trasportava alcuni, ma a che scopo? Presto detto, sfilacciando la “carne” interna del fungo si ottiene un composto spugnoso chiamato amadou ed è un’ottima esca per accendere il fuoco o per trasportare una brace al suo interno. Dalla combustione non si genera fiamma ma il composto brucia in modo lento e costante generando alte temperature. 

Cappelli boscosi
Sezione interna del fungo da cui si ricava l'amadou

Arrivati ad un bivio abbandoniamo il  sentiero CAI 703 per prendere a sinistra un’altra traccia che prosegue sempre verso Casera Planinizza di cui ormai non si vede più che un rudere. Salendo di quota la vegetazione cambia e il fitto bosco di faggi lascia spazio ad altre specie, iniziano a comparire sorbi degli uccellatori, ontani verdi e qualche piccola mugheta. La vista ora riesce a superare il dedalo di foglie e tronchi e spaziare fino all’imponente massiccio del Canin nella parte opposta della valle. Lungo il sentiero che corre in costa incontriamo degli enormi macigni segnati dai solchi tipici che l’acqua incide nel calcare, le cosiddette scannellature, e su cui ci scappa pure qualche tentativo di boulder. 

Il bosco ci concede una panoramica sulle Alpi Giuie
Il grande masso inciso dalle scannellature carsiche

Ma si arriva infine al vero protagonista dell’escursione: il fontanone Barman. Questa cascata è una delle meraviglie carsiche della nostra regione: le acqua piovane che cadono copiose sulla catena dei monti Musi si infiltrano all’interno delle loro viscere scavando grotte, pozzi e inghiottitoi avvolti dall’oscurità, ed è proprio a Lischiazze che, trovando un tipo di roccia diversa, questa acqua vedono nuovamente la luce. Da sotto un grande masso esce quello che sembra un innocuo torrente ma che nel giro di pochi metri, grazie ad altre acque che si aggiungono, affronta quella serie di salti che formano il fontanone. 

La parte superiore del Fontanone
Il masso da sotto il quale esce la maggior parte dell'acqua

Io non me ne intendo, né sono appassionato di arte, ma dal mio punto di vista l’acqua è il migliore degli scultori. Pazientemente, senza fretta, modella quella roccia così dura ai nostri occhi creando forme arrotondate, quasi lisce al tatto. I suoi strumenti sono la meccanica del vorticare di molecole in una frenetica danza fatta di urti e scontri che vanno pian piano a smussare ogni rugosità della roccia e la chimica dello scioglimento che l’acqua, bramosa di carbonato di calcio, compie sulle superfici arricchendosi del minerale che poi, potrà essere depositato a formare quelle bizzarre forme tipiche delle grotte, le concrezioni. 

Affascinati dall’ambiente circostante che ci fa sentire così piccoli e fragili in confronto alle forze che muovono tutta quest’acqua, parte quell’irrefrenabile istinto che mi porta a saltare e arrampicare sui sassi per assaporare ogni scorcio, dettaglio e segreto che impregna questa cascata. È così che, in mezzo alla confusione dell’acqua in uscita, trovo una piccola pozza di pace. Una fessura da cui sgorga acqua limpidissima, di quella sfumatura che solo chi conosce i torrenti delle Giulie può figurarsi. Mi immagino essere una piccola molecola o un piccolo abitante dell’oscurità e di poter entrare in quella fessura per scoprire cosa si cela all’interno dei Musi, in una sorta di moderno “Viaggio al centro della Terra”. 

La voglia di gioco contagia anche Mattia che mi raggiunge e assieme terminiamo di esplorare il percorso del fiume fino a sporgerci sull’orlo del grande salto sul quale notiamo essere presenti gli spit, mi sa che toccherà tornare armati di corda e provare questa bella calata.

Una panoramica dalla parte superiore
Il Fontanone dall'alto
Il Fontanone dall'alto
Mattia tra acqua e roccia

Ci rimettiamo in marcia e raggiungiamo la parte bassa del fontanone che oggi si mostra in piena grazie allo scioglimento delle nevi in quota. Non attraversiamo il torrente e ci limitiamo ad osservare dalla distanza facendo solo una breve sosta in una delle grotte vicine senza però entrare ad esplorarla, sarà per la prossima volta. 

 Termina così la nostra escursione odierna e un pensiero va a tutte le altre cascate e fontanoni che la nostra piccola regione sa offrire e che aspettano solo di essere esplorati nella irrefrenabile attrazione che l’acqua e i torrenti hanno per noi del Giupet.

Il Fontanone dal basso
L'accesso della grotta nella parte bassa
Dalla spiaggia vicino alla pozza finale (foto fatta in un'altra occasione)

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