È passata una vita da quando ci siamo divertiti nei passaggi aerei della Risorgiva di Eolo ed eccezion fatta per alcuni giri all’interno della Grotta Nuova di Villanova, siamo in totale astinenza dal buio e dallo strisciare nel fango. Così io e Mauro decidiamo di cercare un po’ di refrigerio dal torrido caldo di agosto all’interno della Grotta del Paranco.

Partiamo verso le 12 da Tarcento in direzione della culla della speleologia, il Carso triestino. Arriviamo in poco più di un’ora a Borgo Grotta Gigante, dove ci rifocilliamo al bar della celebre e omonima grotta turistica che può vantare la sala naturale più grande del mondo e per questo inserita dal 1995 nel Guinness dei Primati. Dopo pranzo percorriamo gli ultimi 300 m che ci separano dallo spiazzo dove lasciare la macchina e dopo la consueta vestizione ci dirigiamo verso la dolina che ospita l’ingresso della grotta.

Fervono i preparativi
In marcia verso la grotta
Eryngium amethystinum - Calcatreppola ametistina, una pianta tipica della landa carsica

Lasciamo alla nostra destra lo scheletro di una vecchia auto come indicato dalla guida e seguendo la traccia nella boscaglia arriviamo in pochi minuti sul bordo di una grande dolina nel cui fianco si apre la nostra grotta, mentre sul fondo si apre un pozzo di alcune decine di metri: l’ingresso dell’Abisso del Colle Pauliano. Due grotte indipendenti distanti pochi metri, a testimoniare quante numerose meraviglie sotterranee cela il Carso. 

Bando alle ciance, è ora di entrare. Sono molto eccitato, come detto prima manchiamo da questi ambienti ormai da troppo tempo. L’ingresso si mostra subito un po’ strettino e nei primi metri siamo accompagnati da un fortissimo odore di marcio: muffe, funghi e vegetazione morta ricoprono tutto il pavimento mentre un innumerevole gruppo di cavallette cavernicole ci osserva, noi strani esseri non adatti all’oscurità che si addentrano nel cuore della Terra. 

Dopo qualche metro la grotta si allarga un pelo e riusciamo a camminare con più comodità e a dare un’occhiata in giro. Siamo entrati da meno di cinque minuti e siamo già senza parole. Ogni centimetro disponibile è concrezionato, dalle più semplici forme come stalattiti e stalagmiti si passa ad incredibili colate ed eccentrici spaghetti.

Non mancano neppure i passaggi un po’ più impegnativi, in particolare scendiamo in contrapposizione e con l’aiuto di una corda fissa lungo una colata e poco dopo troviamo quello che la nostra guida definisce il passaggio più critico: una bella strettoia di 30/40 cm di altezza per circa un metro di larghezza che impedisce completamente l’accesso alle persone un po’ più robuste o in carne. 

Mauro nell'ingresso
Nici all'ingresso
La piccola calata lungo la colata
La piccola calata lungo la colata
La galleria si fa più larga
La strettoia

Devo ammettere che percorriamo la strettoia senza neanche rendercene conto, avvantaggiati dalla nostra bassa statura sfiliamo tra i due blocchi rocciosi senza difficoltà e spavaldi siamo quasi tristi dal fatto che le avversità risultino finite, ma ci sbagliamo.

Nel frattempo giungiamo alla sala più grande dell’intera grotta. Una mastodontica cavità di 40 metri di lunghezza per 10/15 di larghezza e con un soffitto alto fino a 7 metri, la luce delle torce non arriva ad illuminare tutte le sue parti e quindi iniziamo a esplorare le nicchie e i dettagli che l’oscurità prova a celarci. 

Stupende colate ed enormi colonne sembrano sostenere tutto il peso del soffitto mentre bizzarre piccole concrezioni mettono in crisi i miei tentativi di capire la genesi e l’evoluzione della grotta. In particolare vi sono dei piccoli speleotemi che crescono orizzontali sfidando la gravità e la normale deposizione verticale. 

Concrezioni ovunque
Nici esplora la grande sala
Enorme colonna
Piccole concrezioni di puro calcare
Piccola eccentrica in formazione
Scorci dal sottosuolo

A questo punto, lo ammetto, mi sento in colpa. Siamo forse nella grotta con le più belle concrezioni che abbiamo mai visto ma non sono soddisfatto del tutto. Certo, il posto è davvero stupendo ma manca qualcosa, la nostra sete di avventura non è stata saziata, è stato troppo facile arrivare fino qui. 

Un po’ sconsolati proseguiamo aggirando la colata nella parte terminale della sala e ci dirigiamo verso la fine della grotta, dove la guida promette ulteriore bellezza di concrezioni e qualche passaggio stretto. 

Qua succede la magia. Non so quanti dei nostri lettori abbiano giocato a Dark Souls (videogioco fantasy) ma la sensazione che ho provato nelle sale terminali è stata come entrare nella Caverna di Cristallo per sconfiggere Seath il Senzascaglie. Ogni centimetro della volta brilla, ogni cristallo diventa una stella in quella galassia ipogea. 

Come se non bastasse questa atmosfera surreale, continuiamo ad avanzare mentre la galleria va pian piano riducendosi fino al punto che sembra impossibile il passaggio. Provo io per primo, mentre Mauro scatta qualche foto ad un simpatico abitante del regno del sottosuolo. Mi rendo conto in un attimo che quello che sto provando è la strettoia peggiore (o migliore. Punti di vista) che abbiamo mai fatto perché non solo è stretta ma è pure in discesa e ruota verso sinistra. Le braccia non ne vogliono sapere di passare al che lascio il posto a Mauro che non senza difficoltà riesce ad attraversare il pertugio e a giungere alla sala successiva, con rinnovato vigore ci riprovo e il gesto riesce anche a me.

Ci ritroviamo a camminare a quattro zampe in un dedalo di colonne di circa 1 metro che in alcuni punti sono talmente fitte da lasciare solo un percorso possibile. Avanziamo finché, dopo una decina di metri, la grotta diventa inaccessibile ad ogni essere umano e ci fermiamo a riposare prima di tornare indietro. Incredibile come nel giro di pochi minuti la nostra sete di avventura e difficoltà sia stata saziata ma ancora più incredibile il fatto che la grotta celasse questo regno brillante e fantastico. 

Facciamo dietro front e subito ci tocca combattere con il passaggio appena affrontato ma in salita lo troviamo decisamente più facile grazie alla possibilità di spingersi con le gambe, nonostante questo dobbiamo comunque muovere una spalla alla volta per far passare il busto con l’esilarante risultato di sembrare delle larve.

Ci attende un’ultima novità, mentre ci dirigiamo verso l’uscita sentiamo delle voci in lontananza e siamo convinti di essercele immaginate, invece dopo poco sbuca un fascio luminoso e incontriamo un gruppetto di giovani ragazzi stranieri a Trieste per uno scambio culturale accompagnati da due speleologi di qualche scuola triestina. Ammetto che incontrare delle persone dentro una grotta mi ha generato una sensazione proprio strana, da una parte fastidio perché si è rotta la magia dell’isolamento, dall’altra gioia e voglia di condividere le nostre esperienze con queste persone. 

Concrezioni ricoperte da cristalli di calcite
I grossi cristalli che ricoprono la volta
Nici in mezzo alle concrezioni
Mauro in mezzo alle concrezioni
Concrezioni ricoperte da grossi cristalli di calcite
La strettoia
La strettoia
La strettoia
La strettoia
Il corridoio finale, si gattona tra le colonne
Nici versione bruco in uscita dalla strettoia
Titanethes albus, crostaceo isopode tipico delle grotte carsoline
Mauro vuole arrampicare sulle colate

Una volta usciti ci rendiamo conto essere ancora molto presto e come ormai saprete, ci piace approfittare di ogni regalo che la Natura ha da offrire. Arrivati alla macchina e cambiati ci dirigiamo verso il paese di Duino con l’obiettivo di goderci la splendida panoramica che le falesie della omonima Riserva Naturale regalano alla gente che percorre il sentiero Rilke. 

Appoggiati alle calde e assolate rocce come gli Algiroidi magnifici (Algyroides nigropuntactus), bellissime lucertole che in Italia si trovano solo su queste pareti, ci godiamo il sole del tardo pomeriggio, rilassandoci finché l’ora si fa tarda e casa richiama.

A presto Carso, questa è stata solo la prima di tante avventure nei tuoi paesaggi unici.

Mauro in uscita
Squatting (slav) Nici
Braccia rubate all'agricoltura
Il panorama dalle Falesie di Duino
Il Castello di Duino

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