Un timido sole inizia ad illuminare le nuvole che striano il cielo. La natura non si è ancora svegliata nei pascoli sotto le rocce del gruppo del Montasio. Regna la pace.

Lo scricchiolio della neve sotto le suole degli scarponi è una ritmica nenia che mi accompagna mentre punto dritto alle rocce occidentali della grande barriera dolomitica. 

All’attacco della Grande Cengia il sole ha appena superato le guglie del Foronon dal Buinz iniziando a scaldare i bianchi prati esposti a sud; le pareti a nord rimangono invece nell’ombra improgionate dalla morsa dell’inverno.

Il gruppo del Canin all'alba

Respiro, preparo l’attrezzatura e attacco la storica via normale al re delle Giulie italiane. La cengia che aggira il lato nord-ovest è un candido scivolo. Le picche e i ramponi testano le condizioni della neve. 

Mi concentro sull’orientamento: senza un percorso evidente e senza i classici punti di riferimento estivi non voglio trovarmi smarrito su una delle pareti più impressionanti della nostra regione. Aggirata la montagna guardo in alto e noto le guglie che fanno da ingresso al famoso canalone Findenegg. La strada è quella giusta: si va!

L'attacco della Grande Cengia
La strada appena percorsa
L'ingresso del canalone Findenegg
La neve livella le difficoltà del canale

Il canale si presenta come una rampa coperta da neve morbida che uniforma le balze delle rocce permettendo una salita agile e senza difficoltà. In poco tempo sbuco in cresta dove il vento mi saluta con spruzzate di neve sulla faccia.

Guardo l’esile linea che mi guiderà verso la cima e pian piano inizio a risalire la cresta guadagnando ancora quota. L’esposizione rende la progressione emozionante anche se le difficoltà non sono eccessive e la neve compatta offre tutte le sicurezze sperate. Incredibile pensare che le montagne di casa così ben conosciute possano sempre offrire grandi emozioni.

In poco tempo supero le ultime di difficoltà e mi ritrovo praticamente in piedi sopra la campana. La vista riempie il cuore. Il vento ha ripulito il cielo permettendo alla vista di cogliere tutti i dettagli delle montagne circostanti: la cresta che prosegue fino allo Jof Fuart protegge le ombrose pareti nord dalla primavera che sta già conquistando i pendii riscaldati dal sole.

Mi stendo al sole a godermi la fortunata condizione di osservatore solitario di questo maestoso spettacolo.

Le Alpi Giulie dalla cima. Uno spettacolo!
Meglio di Lignano

Esaurito l’ultimo sorso di the caldo è ora di affrontare la via del ritorno. 

Continuo a percorrere la cresta in direzione est superando roccette e passerelle innevate. La pendenza non è mai eccessiva e, anche se la neve sta iniziando a perdere consistenza sotto il sole ormai alto, posso procedere spedito.

Scendo fino all’attacco della scala Pipan. Piolo dopo piolo raggiungo il fondo dove il calore del sole inizia a farsi sentire sempre più; raggiungo un posto comodo e mi svesto rimanendo in maniche corte. Ridiscendo quindi fino alla Forca di Steis e da li punto dritto ai piani scivolando velocemente lungo i pendii innevati.

Affronto quindi anche gli ultimi kilometri di noiossisima strada per recuperare la macchina parcheggiata non molto lontano da Sella Nevea.

Distanza Dislivello Tempi
14,15 km
1463 m
6h 17m

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