Questo articolo parlerà di due passioni che, nonostante le apparenze, scopriremo non essere compatibili: la musica e le avventure in montagna.

Sabato sera ci aspetta un concerto a Marghera; pensiamo però che al mattino possiamo comunque fare un giretto per riempire la giornata. Convinco quindi Nici ad affrontare la ferrata “Amici della montagna” sulla parete nord dello Zermula, sperando ci sia ancora della neve in parete. Siamo infatti dell’idea che l’inverno sia finito. Grave errore di valutazione.

In estate ho completato il giro in 1 ora e 15: non staremo mica più di 3 ore?! Il nostro piano è di completare l’anello, essere a casa nel primo pomeriggio, fare un riposino per un paio d’ore e verso le 19 partire carichi per una serata di musica.

La storia sarà un po’ diversa….

Risaliamo la strada che da Pontebba porta al Passo Cason di Lanza sotto un cielo plumbeo (scende ondeggiando anche qualche sporadico fiocco di neve). In pianura piovigginava e le previsioni non sono certo dalla nostra parte.

Il primo impiccio lo troviamo a qualche chilometro dalla Malga Cason di Lanza, dove 20 centimetri di neve ci obbligano ad abbandonare la macchina prima del parcheggio. Iniziamo quindi a sprofondare e a faticare non poco per guadagnare dislivello fino al Passo.

Il giro non è ancora iniziato e siamo già in ritardo sulla tabella di marcia.

Il cielo è cupo e la nebbia circonda praticamente ogni cosa. Al suolo ci sarà almeno un metro di neve.

Il sentiero non è individuabile, ma conosco  la zona e determinare la direzione di salita non è un problema. Puntiamo dritti alla rocciosa parete nord dello Zermula.

La progressione con la neve molla fino al ginocchio è molto faticosa: magari avessimo le ciaspole!

Arrivati al canalone su cui si sviluppa la ferrata ci concediamo una pausa e ci prepariamo per la salita: ramponi, picozze, longe, casco…si parte!

Il canalone è ripido. La salita faticosa. La nebbia si sta accumulando e la neve inizia a scendere in quantità più importante.

Finalmente arriviamo alla parte divertente: individuiamo il primo spezzone di cavo in uno stretto canalino ricoperto di ghiaccio.

Parto io con l’idea di salire senza utilizzare il cavo metallico; bastano però pochi metri e mi ci appendo di forza! Il ghiaccio sul canale si stacca facilmente e non dà nessun affidamento; il mio compagno in attesa all’inizio della ferrata si ritrova sotto un bombardamento di ghiaccio e neve.

Terminata la prima parte aspetto Nici assicurato all’ultimo tratto di cavo libero dalla neve.

La neve è sempre più abbondante tanto che la ferrata è quasi sempre completamente inglobata dalla fredda morsa dell’inverno. La progressione è lenta e, anche se la visibilità ridotta, non perdiamo mai la corretta linea di salita.

Continuiamo a guadagnare quota risalendo canalini ghiacciati e traversando nevai con neve più morbida. Il dislivello è poco ma impieghiamo un’eternità anche per risalire pochi metri…

Finalmente si vede la cresta dello Zermula dove termina la ferrata; le difficoltà tecniche sembrano ormai quasi finite.

Nici però inizia a esternare qualche rimostranza sul fatto che gli ho venduto il giro come “facile e corto” e mi bestemmia insulti dicendo che non verrà più in montagna con me (frase già sentita più volte!). Sappiamo però che, passati un paio di giorni, la voglia di tornare sarà ancora maggiore.

Risalito l’ultimo pendente tratto mi ritrovo in cresta: visibilità nulla, neve in abbondanza! Guardo verso destra dove si dovrebbe sviluppare il sentiero per la cima e capisco subito che dovremmo rinunciarci. Siamo già incredibilmente tardi rispetto ai piani originari.

Nici mi raggiunge e, senza neanche un secondo di pausa, iniziamo a seguire la ripida cresta verso la Forca di Lanza. Traversiamo su piccole cenge scavalcando massi e paretine rocciose sotto una cospicua nevicata.

Non c’è un percorso obbligato; scendiamo cercando le zone di maggior debolezza della parete sud puntando, dove possibile, a perdere quota verso i prati sotto la bastionata rocciosa.

Scendiamo dritti attraverso dei canaloni e arriviamo finalmente a pendenze meno proibitive; ci aspetta ora un lungo traverso fino alla forcella.

Si continua a sprofondare fino a ginocchio e la stanchezza inizia a farsi sentire. Fiocchi grandi e fitti continuano a cadere copiosi.

Arriviamo finalmente alla forcella tra lo Zermula e lo Zuc de la Guardia dove, con non poco sforzo, superiamo i cornicioni di neve che il vento ha spinto oltre il terreno sospendendoli nel vuoto.

Dalla forcella non ci resta che scendere dritti fino alla strada e poi fino alla macchina.

Alle 5 siamo finalmente a Pontebba dove ci meritiamo un buon toast.

Un semplice giro che sulla carta doveva essere non troppo difficile tecnicamente e breve è invece durato una giornata intera e ci ha decisamente stancati; decidiamo quindi a malincuore di rinunciare al concerto e a qualunque attività sociale per darla vinta al divano. Il bello delle avventure che presentano incognite e incertezza è che sul momento ti chiedi chi ti abbia obbligato ad andare a cacciarti in quelle situazioni, ma passati un paio di giorni rimangono solo i bei ricordi e la voglia di tornare a scoprire dov’è il proprio limite.

Distanza Dislivello Tempi
9,77 km
909 m
5h 58m

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