Lo scorso anno, percorrendo l’affilata cresta della Cima dei Preti, io e Mauro non riuscivamo a staccare gli occhi di dosso a quella mastodontica pinna di squalo che è il Monte Duranno. In quel momento decidemmo che lui sarebbe stato il prossimo obiettivo nelle Dolomiti Friulane. Per vedere questo sogno realizzarsi però, abbiamo dovuto aspettare un anno intero, fino ad oggi 4 luglio 2020.

Partiamo in macchina di buon mattino e mentre risaliamo la valle del Cellina ci chiediamo che santo abbiamo infastidito visto che il meteo dava sole, ma ogni montagna è avvolta nella nebbia. Come se non bastasse appena raggiungiamo Erto inizia pure a gocciolare. Non si può mollare prima di partire e stoici risaliamo la Val Zemola fino al rifugio Casera Mela dove parcheggiamo la macchina. Qualche minuto di preparazione e partiamo. 

I nostri passi iniziano a battere il sentiero CAI 374 in direzione del rifugio Maniago. In un calmo bosco dall’aria pesate, realizziamo che è stata proprio la Cima dei Preti l’ultima montagna impegnativa che abbiamo condiviso come compagni. Quante cose cambiate in poco tempo. Pensieri di felicità ma anche di nostalgia si fanno strada nella mente: fino a poco tempo fa ogni weekend voleva dire un’avventura assieme. Giorni, quelli, che hanno temprato la nostra amicizia e che hanno reso Mauro il mio compagno di cordata più fidato. 

Parcheggio di Casera Mela
Torrenti da attraversare
Mughi e nebbia
Rifugio Maniago

Dopo un’ora che pare eterna, arriviamo al rifugio dove ci concediamo una pausa per sgranocchiare il solito mix di frutta secca. Nel frattempo arriva un nutrito gruppo di escursionisti che scopriamo essere diretti al sentiero attrezzato che sale sulla Spalla del Duranno. Tiro un sospiro di sollievo, noi siamo diretti al lato opposto, sarà una salita in solitaria come piace a noi. 

Di buona lena iniziamo a coprire i 500m di dislivello che ci separano dalla Forcella del Duranno. I nostri occhi restano incollati alle vertiginose pareti meridionali della montagna che mostrano come vive cicatrici di colore chiaro, i segni di alcune recenti frane. 

Uno strano suono gutturale ci fa bloccare all’improvviso. Una delicata figura spicca al volo, alzandosi dal sentiero e posandosi tra le rocce ad una decina di metri da noi mimetizzandosi immediatamente. Ma è bastato un istante per riconoscerla. Se l’aquila è considerata la regina delle Alpi, la pernice bianca ne è la dama. In muta continua per inseguire le stagioni, d’inverno è fantasma di candido piumaggio, d’estate è grigia come le rocce tra cui vive. 

L’incontro mi ha messo ulteriormente di buon umore, è solo la terza volta che mi capita di incontrarla e mai così da vicino. Ancora esaltati, arriviamo finalmente alla forcella dove ci prendiamo un’altra pausa per riposare e controllare la via di salita. 

Saliremo alla cima dalla via normale nel canalone Sud-Ovest, conosciuta con il nome di “Via dei cacciatori ertani” aperta il 3 agosto del 1891 dai valligiani Filippin, Sartor e Marinelli, impresa importante per l’alpinismo in quanto realizzata da locals e non da esploratori e alpinisti d’oltralpe. La cima del Duranno era però già stata conquistata anni prima, il 22 luglio del 1874 da W. E. Kelso e la guida Siorapaes dal versante Nord e cresta Ovest. 

In fondo Forcella Duranno
Giochi di nuvole
Dalla forcella verso le prime facili roccette
Piccolo saltino attrezzato. Roccia untissima

Lasciata la forcella alle nostre spalle, il sentiero ci conduce per facili roccette e passaggi di I/II grado fino alla grande cengia del Duranno che divide in due la montagna.  Avanziamo nella nebbia.

Dopo circa un’ora dalla forcella, siamo finalmente all’attacco della via normale. L’attrezzatura appesa all’imbrago, rompe il silenzio con il suo tintinnio metallico. Decidiamo di non legarci subito ma di giungere slegati al canalone vero e proprio che ci attende dopo un breve traverso su sfasciumi. 

La via ora sale al centro del canalone Sud-Ovest e ci aspetta con un tiro di III che Mauro affronta senza batter ciglio. Ultimata la sosta, sento il familiare “molla tutto” e lo seguo. Se non fosse zuppo d’acqua lo si farebbe in libera senza troppe difficoltà (almeno in salita) ma vista la situazione decidiamo per un approccio più tranquillo e facciamo le manovre con tutti i crismi. 

I successivi passaggini di II grado son sempre divertenti e la roccia è molto più buona di quanto ci aspettassimo per cui molto velocemente arriviamo al secondo tiro di III/III+: un canale di 45m con un anello ed un chiodo intermedi. Ormai siamo in dirittura d’arrivo, la foga di arrivare in cima ci spinge ad accellerare ancora un poco il passo e in meno di un’ora dall’attacco siamo sulla crestina sommitale. 

Una stretta di mano ufficializza la vetta. Siamo in cima al monte Duranno! 

Purtroppo il panorama non è dei migliori, grosse nuvole intorno a noi ci permettono solo per brevi istanti di ammirare l’Antelao e le altre Dolomiti Bellunesi. Anche la Cima dei Preti è coperta inizialmente ma neanche il tempo di finire il panino che le nubi si diradano e rivelano le vertiginose pareti Sud della montagna

Lungo la cengia
Mauro sul tiro di III/III+
Uscita dal tiro III+
L'arrivo in vetta
Foto di rito con grigio panorama
La maestosità della Cima dei Preti

Riprese un po’ le forze al sole (la sera poi ci accorgeremo di essere scottati) è giunto il momento di scendere. Ripercorsa la piccola cresta, con un po’ di attenzione (roccia brutta) scendiamo lungo roccette per arrivare all’ultima sosta da cui calarsi in doppia. 

Dopo cinque calate siamo nuovamente sulla grande cengia e in poco più di un’ora stiamo già correndo in direzione del rifugio Maniago dove però non possiamo fermarci a bere la tanto agognata birra, il portafoglio è rimasto in macchina. Ancora più bramosi di arrivare al parcheggio, optiamo per scendere lungo la strada forestale invece che lungo il sentiero. Dopo una quarantina di minuti siamo finalmente a casera Mela dove festeggiamo questa nuova avventura nelle selvagge Dolomiti friulane con un bel mix di crostata e radler.

In discesa
Mauro in doppia
Nevai e brutture
La Val Zemola
Geoporn: le pieghe del monte Porgeit
Distanza Dislivello Tempi
circa 20km
circa 1500m
8h 58'

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