Dopo una settimana intera a discutere sulla meta per il weekend ci troviamo venerdì sera senza ancora nessuna proposta convincente. Dopo una tranquilla serata in compagnia, poco prima di salutarsi, Nici se ne esce con: “andiamo sul Raut!”
Non avendo idea di dove sia accetto subito.
Sabato mattina partiamo quindi in direzione del lago di Barcis.
Dopo circa un’ora di macchina passata a parlare di musica giriamo verso Andreis e iniziamo a fare i tornanti fino al largo spiazzo di Forcella Pala Barzana su cui parcheggiamo. Appena aperta la portiera l’aria fresca del mattino ci ricorda che siamo in dicembre, ma la cima della montagna è illuminata dal sole e questo ci fa ben sperare.
Equipaggiati per affrontare neve e ghiaccio iniziamo a la salita.
Per non offendere le tradizioni dopo pochi minuti nel bosco perdiamo il sentiero! Per riconquistare il terreno ci tocca risalire un pendio ripidissimo: addio riscaldamento lento.
La salita continua con un traverso su un impluvio detritico sotto i prati del lato sud del Raut.
Superato un bosco di abeti con molti alberi sradicati e spezzati, giungiamo sui prati montani sulla verticale rispetto alla cima. Il sentiero ora è visibile per buona parte dello sviluppo e questo ci fa capire subito come sarà l’ascesa: la traccia continua prima su prati, resi scivolosi dal fango, e poi dritto su un canalino detritico puntando alla forcella.
Pantaloni invernali, calzini pesanti e ramponi nello zaino ci fanno sudare non poco; nei prati assolati a sud fa caldo anche in dicembre!
Sbuffando continuiamo l`ascesa sul sentiero che senza mai una curva sale dritto con pendenze spacca-polpacci.
Il tempo passa e le nuvole iniziano a muoversi creando spettacolari giochi di luce e facendoci ogni tanto ritrovare nella nebbia.
Superata anche la parte finale del colatoio grazie ad alcuni metri di cordino metallico, il sentiero prosegue sul versante in ombra e così iniziamo a trovare la prima neve.
Saliamo rapidi tra la neve bagnata e raggiungiamo in fretta Forcella Capra (9oo m d+ dal parcheggio) da cui si vede la cima e la cresta per raggiungerla.
Superiamo un passaggio tra le rocce reso impegnativo dalla neve e iniziamo a percorrere la cresta verso la croce finale.
La neve sulla cresta non ci crea nessun problema; non c’è vento e le nuvole continuano a girarci intorno senza però mai coprirci del tutto. Superiamo un secondo tratto attrezzato con cordino e proseguiamo verso la meta.
Siamo continuamente occupati a volgere lo sguardo ora a destra ora a sinistra per trovare gli scorci tra la foschia che a momenti copre la visuale; ad un certo punto possiamo osservare le Dolomiti, mentre subito dopo le nuvole si alzano ad Ovest ma si libera la vista verso le Giulie innevate ad Est.
Raggiunta la croce sommitale le nuvole che ci coprivano la visuale a sud-ovest si spostano e ci regalano lo spettacolo di un mare di onde grige che si infrange contro le prime alture.
Mangiamo un panino e restiamo in cima un tempo infinito a osservare il panorama.
Iniziamo una ripida discesa sapendo già che alla fine le ginocchia ringrazieranno.
Il tempo in montagna si sa però che cambia in fretta: i caldi prati sono ora avvolti dalla nebbia. Questa non ci intimorisce minimamente e imitando gli stambecchi scendiamo correndo fino al parcheggio.
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